Diversi santi hanno raccomandato l’astensione dalla carne

Santi vegetariani

Il modo più semplice, diretto, efficace di proteggere gli animali è quello di non mangiarseli

Associazione Cattolici Vegetariani è una realtà estremamente giovane (nata nel 2009) ma lo stesso non si può dire dell’idea che costituisce la sua natura e il suo fine, ovvero quella relativa a un cattolicesimo vegetariano; il cristianesimo, fin dalle sue origini, ha contato nelle file dei suoi fedeli numerosissimi vegetariani. Associazione Cattolici Vegetariani non ha dunque la pretesa di lanciare nuove idee all’interno del già vasto e variegato mondo cattolico, bensì di unificare e codificare un filone antichissimo del cristianesimo cattolico che viene solo sporadicamente, parzialmente e saltuariamente trattato dalla storiografia ecclesiastica, che associa generalmente spesso a movimenti ereticali (gnostici, catari, bogomiliti) lo stile di vita vegetariano.

Nella predicazione di Gesù non troviamo accenni al vegetarianismo, ma troviamo il riferimento alla “purezza di cuore” che deve caratterizzare ogni azione umana –alimentazione compresa- ; tale purezza è da ricercare non tanto nella contaminazione esteriore (mangiare/non mangiare qualcosa) quanto nella contaminazione interiore (violenza, odio etc.) (cfr.”non c’è nulla fuori dell’uomo che, entrando in lui, possa contaminarlo; sono invece le cose che escono dall’uomo a contaminarlo” (MC 7,15):); è anche vero che Egli celebrò la sua ultima cena, in cui istituì i sacramenti dell’Eucarestia e del Sacerdozio, proprio all’interno del quartiere esseno di Gerusalemme, dove era tassativamente vietato il consumo di carne e l’uccisione di animali. Come ha ricordato infatti anche Sua Santità Papa Benedetto XVI nella omelia del 5 Aprile 2007, Gesù non mangiò l’agnello durante l’ultima cena, sia perché questa si svolse in un luogo dove farlo era proibito, sia perché in procinto di istituire un nuovo sacrificio in cui la vittima sacrificale non era più l’Agnello ma Egli stesso e il cui perpetuarsi doveva avvenire in maniera incruenta, mediante la transustansazione di due alimenti vegani, ovvero il pane e il vino, in conformità con l’alimentazione voluta da Dio per le Sue creature all’inizio della Creazione (cfr. Gen 1,29: E Dio disse: “Ecco, io vi do ogni erba che fa seme sulla superficie di tutta la terra, ed ogni albero fruttifero che fa seme; questo vi servirà di nutrimento” ). Significativo è anche il fatto che il Santo Padre ha legittimato storicamente la versione del Vangelo di Giovanni, secondo la quale l’ultima cena di Gesù sarebbe avvenuta alla vigilia della Pasqua ebraica, per far coincidere la morte del Cristo con il momento dell’immolazione dell’agnello pasquale (cfr. ex multis Prefazio Pasquale I: È lui il vero Agnello che ha tolto i peccati del mondo, è lui che morendo ha distrutto la morte e risorgendo ha ridato a noi la vita; Sequenza Victimae Paschali laudes: Victimæ paschali laudes immolent Christiani. Agnus redemit oves: Christus innocens Patri reconciliavit peccatores; Gv 1,29 Ecco l’Agnello di Dio, ecco Colui che prende su di sé il peccato del mondo; Is 53,7: Era come agnello condotto al macello, come pecora muta davanti ai suoi tosatori.).

Se dunque per un cattolico non è ora possibile confermare Cristo vegetariano, è però doveroso soffermarsi sull’esempio dato da tanti santi, elevati alla gloria degli altari dalla stessa Chiesa Cattolica, che hanno volutamente scelto questo stile di vita non solo e non tanto perché il consumo di carne alimenta desideri bassi e impuri e/o distoglie lo sguardo dai beni intramontabili dell’eternità, ma soprattutto perché dettame del proprio amore nei confronti del creato e delle altre creature.

In un certo senso si può affermare che l’esistenza di santi vegetariani è più antica dello stesso cristianesimo. Si presume infatti che Giovanni il Battista, il precursore di Gesù, almeno durante una parte della sua vita, adottò uno stile di vita vegano, in quanto si formò e visse in ambienti esseni, dove non era permesso qualsiasi spargimento di sangue e il consumo di prodotti animali.

Nei primi secoli del cristianesimo, sia in oriente che in occidente, molti furono i cristiani che rifiutarono di nutrirsi di animali, tra cui monaci, eremiti e grandi santi. Soprattutto in quest’epoca è molto difficile citarli tutti, dato che il loro elevato numero è inversamente proporzionale agli studi effettuati su questo aspetto della loro dieta. Tra i santi latini il più grande è stato sicuramente San Girolamo (Sofronio Eusebio Girolamo, Stridone 347-Betlemme 420 circa), autore della Vulgata, ovvero della traduzione in latino delle Sacre Scritture. Egli inquadrò la violenza che l’uomo compie nei confronti degli esseri inferiori come frutto del peccato di Adamo, sostenendo che dopo la Redenzione, doveva essere vietato il consumo di qualsiasi tipo di carne e di pesce, come anche il divorzio e tutte le altre concessioni che Dio aveva fatto all’uomo a causa della durezza di cuore a cui il peccato lo aveva portato. Nel suo trattato Adversus Iovinianum egli esalta una vita ascetica, verginale e vegetariana:

Fino al diluvio non si conosceva il piacere dei pasti a base di carne ma dopo questo evento ci è stata riempita la bocca di fibre e di secrezioni maleodoranti della carne degli animali […]. Gesù Cristo, che venne quando fu compiuto il tempo, ha collegato la fine con l’inizio. Pertanto ora non ci è più consentito di mangiare la carne degli animali. (Adversus Jovinanum, I, 30)

Tra le altre cose, Girolamo ebbe come maestro, a Costantinopoli, San Gregorio Nazianzeo (Nazianzo 329-390), anch’egli, come la maggior parte dei padri della Cappadocia, fortemente ostile al consumo di carne di qualsiasi tipo. Gregorio affermava infatti: <<L’ingordigia di pietanze a base di carne è un’ingiustizia abominevole>>.

Amico di San Gregorio Nazianzeo e sempre della cerchia dei Padri greci della Cappadocia fu anche San Basilio Magno (Cesarea di Cappadocia 329-379), il quale non solo fu contrario al consumo di carne, ma fu così sensibile alle esigenze e alla sofferenza degli animali da comporre un’apposita preghiera:

« O Signore, accresci in noi la fratellanza con i nostri piccoli fratelli; concedi che essi possano vivere non per noi, ma per se stessi e per Te; facci capire che essi amano, come noi, la dolcezza della vita e ti servono nel loro posto meglio di quanto facciamo noi nel nostro. »

Inoltre Basilio così si espresse sull’alimentazione carnea: “Il corpo appesantito con cibi a base di carne viene afflitto dalle malattie. Si può difficilmente amare la virtù quando si gioisce di piatti e banchetti a base di carne. La carne è un alimento contro natura che appartiene ad un mondo passato>>.

Anche il terzo dei Padri Cappadoci, San Giovanni Crisostomo (Antiochia, 344/354 – Comana Pontica, 14 settembre 407), era vegetariano. <> scriveva il santo, e, allorchè si trattò di elogiare una comunità cristiana da lui ritenuta perfetta, si espresse così: <>.Tutti questi santi sono venerati sia dalla Chiesa Cattolica che dalla Chiesa Ortodossa.

La tradizione, diffusa purtroppo ancora oggi, che crea una dicotomia tra il vegetarianismo e la dottrina cattolica risale al Medio Evo, quando l’astinenza perpetua dalla carne caratterizzò due delle più grandi eresie medioevali: i catari e i bogomiliti. Da qui infatti si origina la diffidenza che ancora oggi una parte del mondo cattolico riserva nei confronti dei vegetariani. Bisogna però tenere presente che nessuno di questi due gruppi ereticali era veramente vegetariano: erano infatti vietate le carni ma non il pesce, e questo perché il pesce era ritenuto, dalle scarne conoscenze medioevali sulla zoologia, privo della riproduzione sessuale. I catari e i bogomiliti, come la maggior parte degli gnostici, non aborrirono la carne per amore nei confronti del creato e degli animali, ma solo per paura di contaminarsi con la sessualità, che essi vedevano come estremamente negativa perché legata al mondo materiale, così come in maniera estremamente negativa venivano visti i rapporti sessuali, anche tra legittimi sposi.

Comunque, anche il Medio Evo fu un periodo ricco di santi vegetariani. Quattro anni dopo l’inizio ufficiale del Medio Evo nacque il celeberrimo San Benedetto da Norcia (Norcia, 480 circa – monastero di Montecassino, 21 marzo 547 circa), che era solito astenersi dalle carni, come anche la di lui sorella, Santa Scolastica (Norcia, 480 – Piumarola, 547), nutrendosi fondamentalmente delle verdure che l’orto che i monaci solevano coltivare produceva. Nella sua regola il divieto di mangiare carne è però circoscritto a quella di animali quadrupedi (e quindi, fondamentalmente alla carne rossa). Nel Basso Medio Evo invece possiamo citare San Bruno (Colonia, 1030 – Serra San Bruno, 6 ottobre 1101), fondatore dell’ordine dei certosini, che impose nella sua regola l’astinenza dalle carni che fu in seguito estesa a tutti gli abitanti dei monasteri certosini e non solo ai monaci. Più volte questa regola fu giudicata troppo dura da abati o papi, ma rimase inalterata. Un simpatico aneddoto narra che papa Urbano V volle sopprimere l’astinenza dalle carni per l’ordine, ma fu fermato da un gruppo di monaci centenari che si recarono a piedi da lui, fino ad Avignone dove allora il pontefice risiedeva, per dimostrargli che questa “penitenza” (se così la si vuol chiamare) non era affatto insalubre. Altra grande santa vegetariana fu Santa Francesca Romana (Roma, 1384 – 1440), fondatrice dell’ordine delle Oblate di Tor de’Specchi. Dal suo processo di canonizzazione risulta che la santa era solita nutrirsi esclusivamente di legumi e di verdure. Francesca Romana, che fu un vero esempio di carità e di assistenza dei poveri e degli emarginati, potrebbe essere lei stessa una risposta per tutti coloro i quali affermano che chi pensa ai diritti degli animali trascura quelli umani. Forse il più grande santo vegetariano che ci sia mai stato in tutta la storia della Chiesa fu San Francesco di Paola (Paola, 27 marzo1416 – Tours, 2 aprile1507), il quale fece partecipi gli animali del miracolo più grande della religione cristiana: la resurrezione dalla morte. Il santo infatti resuscitò due animali a cui era molto affezionato: l’agnellino Martinello e la trota Antonella che erano stati rispettivamente macellato e pescata, ripresero vita non appena il santo, che soleva dare un nome a tutti gli animali con cui interloquiva, impose loro le mani. Ma le resurrezioni di animali avvenute per l’intercessione del santo calabro non si esauriscono qui: ospite alla corte di Napoli gli offrirono da mangiare dei pesci fritti, ma egli li tirò fuori con le mani nude dall’olio bollente e li risuscitò, mentre altri miracoli parlano di un serpente che era stato schiacciato e ucciso, miracolosamente riportato in vita da San Francesco e di un bue, anche egli risuscitato. Nel caso di San Francesco di Paola è innegabile che la sua dieta vegana, che lo portò a nutrirsi dei soli prodotti del suo orto e arrivare a oltre novant’anni, non era per lui dettata esclusivamente da ragioni di sobrietà e penitenza, come alcuni vorrebbero far credere, bensì dall’amore per le creature inferiori. Nella sua regola sono vietate la carne, le uova e i latticini, ma non il pesce, cosa che lascia pensare, anche perché molti dei miracoli attribuiti al santo riguardavano proprio dei pesci, così come lascia pensare il fatto che egli, solo per aver attraversato miracolosamente lo stretto di Messina sul proprio mantello, sia stato eletto a patrono dei pescatori.

In epoca moderna una grande concentrazione di santi vegetariani si ebbe nel periodo della controriforma. Esso fu del resto un periodo di grande rinascita per la Chiesa cattolica, arricchito dalla testimonianza di numerosi santi e abbellito dall’erigersi di splendide chiese e altre opere d’arte. In questo periodo visse San Filippo Neri (Firenze 1515-Roma 1595), considerato apostolo di Roma come San Pietro e San Paolo. Chiamato anche il Santo della gioia per l’immancabile e paradisiaca felicità che dimostrava anche nelle circostanze più difficili, Filippo fu praticamente vegano e i pochi alimenti derivati dagli animali che assunse furono circoscritti a periodi di malattia. Per di più quando passava davanti ai mattatoi, Filippo ringraziava Dio per non aver bisogno di tale crudeltà per mantenersi, dopodiché ammoniva severamente i macellatori, come si trattasse di peccatori incalliti e impenitenti. Non permetteva che nella sua chiesa fossero uccisi nemmeno i topi e imponeva ai suoi discepoli di rispettarli, come del resto tutte le altre creature. Altra grande figura di santa vegetariana fu Teresa D’Avila (Ávila, 28 marzo1515 – Alba de Tormes, 15 ottobre1582), che domandò al papa di ripristinare nel suo ordine, quello dei carmelitani scalzi, la Regola Primitiva, che prevedeva l’astinenza assoluta dalla carne, tranne che in caso di malattia o di viaggio.

Potrà sembrare strano come in questo elenco non figuri il grandissimo San Francesco d’Assisi il quale, pur nutrendo un amore sconfinato per gli animali, tanto da parlare e da pregare con loro, non impose il vegetarianismo ai frati francescani, poiché questi avrebbero dovuto vivere di elemosina e di Provvidenza e avrebbero dovuto dunque mangiare quanto venisse loro offerto. (Tuttavia i numerosi episodi della vita di San Francesco d’Assisi che riguardano il suo rispetto e amore per le creature –raccoglieva persino i vermi affinché non venissero schiacciati- non si potrebbero certo sposare con un alimentazione carnea volontaria)

Si può concludere questo breve elenco dei principali santi vegetariani (che ovviamente furono molti di più, sul sito dell’Associazione si trovano diversi studi ) con il pensiero di due grandi papi del secolo appena trascorso circa gli animali: Pio XII e Paolo VI. Sebbene entrambi non fossero vegetariani ed entrambi non sono stati ancora né beatificati né canonizzati dalla Chiesa Cattolica, questi pontefici si posero il serio problema della sofferenza animale. Pio XII affermò infatti che <<L’uomo dovrà rendere conto a Dio delle sofferenze inutili che ha imposto agli animali>>, mentre Paolo VI disse <>, aprendo così un varco su una possibile esistenza ultraterrena anche degli animali. Rivolto ai medici veterinari aggiunse: <>.

In tempi più recenti, papa Giovanni Paolo II, di recente beatificazione, affermò che anche negli animali c’è la Ruah, ovvero il soffio vitale di origine divina, mentre il papa attualmente regnante, Benedetto XVI, si è spinto addirittura oltre, istituendo la giornata mondiale per la salvaguardia del Creato e, onorando Associazione Cattolici Vegetariani con la sua benedizione.

Articolo scritto per Promiseland da Renato Criscuolo (Associazione Cattolici Vegetariani).

Il vegetarismo o vegetarianesimo è l’espressione più profonda e matura dell’intelligenza protesa verso il bene, la verità, la vita, è l’evoluzione integrale dell’uomo, in armonia con tutti gli esseri viventi. Il vegetarismo, affonda le sue radici nei lontani millenni della storia, traendo il suo insegnamento dal pensiero dei più grandi sapienti, scienziati, santi e filosofi della terra. Fulcro fondamentale della visione vegetariana è, oltre la ricerca della salute, il rifiuto della violenza. Il vegetarismo rende l’uomo artefice del proprio destino fisico, morale e mentale; superando le disarmonie, si prevengono le malattie e si ripristina l’equilibrio energetico dell’individuo, rafforzando le sue difese immunitarie.

CIBO CRUDO

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